Tuteliamo i lavoratori fragili!

I lavoratori fragili rischiano di rimanere senza alcuna tutela!

Com’è noto, il primo Decreto emanato nell’emergenza Covid (cd. “Decreto Cura Italia”) ha previsto una tutela per i lavoratori che - a causa dell’età o di altri fattori o patologie – sono considerati maggiormente a rischio contagio.

La tutela consiste nell’equiparazione delle giornate di assenza dal lavoro a ricovero ospedaliero. Una tutela davvero importante perché consente, a questa particolare categoria di lavoratori, di assentarsi dal lavoro durante l’emergenza senza perdere la propria retribuzione, né rischiare di essere licenziati per superamento del periodo di comporto.

Con i decreti successivi, la tutela è stata prorogata sino al 15 ottobre 2020.

A partire dal 16 ottobre, tuttavia, i lavoratori fragili non possono più godere di questa forma di tutela. Anzi, il recente “Decreto Agosto” (art. 26 del D.L. 104/2020 convertito dalla Legge 13 ottobre 2020, n. 126) ha previsto che i lavoratori in questione - dal 16 ottobre al 31 dicembre - svolgono “in via ordinaria” la prestazione lavorativa in smartworking

(Leggi qui: “Lavoratori fragili: facciamo il punto della situazione”).

Ma quanti datori di lavoro applicheranno, in concreto, la modalità agile per i lavoratori fragili?

Il problema è davvero rilevante, dal momento che le aziende “sono tenute” (è un obbligo? Anche su questo non ci sono chiarimenti ufficiali) a collocare i lavoratori in smartworking ANCHE SE la loro mansione non è compatibile con il lavoro da casa (esempio: cassiera di un supermercato): in tale ipotesi, il datore deve assegnare un’altra mansione al lavoratore (compatibile con il lavoro da casa) o, se assente in azienda, prevedere dei corsi di formazione da remoto.

In poche parole: se prima il “costo” per garantire la tutela ai lavoratori fragili era a carico dell’INPS (i lavoratori, infatti, percepivano l'indennità di malattia senza che quelle assenze fossero computate nel periodo di comporto), a partire dal 16 ottobre il “costo” della tutela per i lavoratori fragili (sia se lavorano in smartworking, sia se svolgono attività formativa da remoto) sono posti a carico esclusivo delle singole aziende.

La norma, seppur condivisibile nella ratio, è destinata in tanti casi a rimanere solo sulla carta. Pensiamo all’esercito di piccole-medio imprese in cui:

  1. non esistono effettivamente mansioni svolgibili in smartworking
  2. non c’è il controllo vigile del sindacato sul corretto rispetto del dettato normativo

In un contesto del genere, i lavoratori fragili potrebbero essere costretti a ricorrere ad altri strumenti: ferie e permessi (per chi ne ha ancora!), giorni di malattia (che rientrano, tuttavia, nel computo del comporto) o, peggio ancora, andare a lavoro mettendo a rischio la propria salute.

Per tale motivo, lo SNALV Confsal – congiuntamente alla propria Confederazione CONFSAL – ha richiesto urgentemente al Ministero del Lavoro e, soprattutto, alle Commissioni Parlamentari competenti, di ripristinare immediatamente la tutela originaria prevista dal decreto Cura Italia (giornate di assenza dal lavoro equiparate al ricovero ospedaliero) sino all’intera durata dello stato di emergenza.

La modifica potrebbe già avvenire in sede di conversione del Decreto Ristori, attualmente in discussione al Senato.

Leggi la nota inviata alle Istituzioni in data odierna - clicca qui