Tredicesima e cassa integrazione Covid, come funziona quest’anno?

Nel mese di Dicembre, solitamente a ridosso delle festività natalizie, i datori di lavoro corrispondono la tredicesima, ossia una mensilità retributiva aggiuntiva che matura mensilmente in relazione all’attività lavorativa svolta e retribuita (cd. ratei mensili di tredicesima).

Per ogni mese lavorato, quindi, il dipendente matura il rateo mensile di tredicesima (che corrisponde all’ 1/12 dell’importo della tredicesima corrisposta a Dicembre dal datore di lavoro).

Ma cosa succede se l’azienda ha fatto ricorso durante il 2020 alla cassa integrazione Covid?

Distinguiamo due casi: cassa integrazione a zero ore e cassa integrazione ad orario ridotto

A) CASSA INTEGRAZIONE A ZERO ORE = SOSPENSIONE “TOTALE” DAL LAVORO

La prima cosa da sapere è che l’integrazione salariale corrisposta dall’INPS è sempre comprensiva dei ratei di tredicesima (e di eventuale quattordicesima): nei mesi in cui l’attività lavorativa è stata completamente sospesa (“cassa integrazione a zero ore”), dunque, non matura la parte di tredicesima a carico del datore di lavoro in quanto la stessa è già stata pagata teoricamente dall’INPS.

Ciò significa che la tredicesima a carico del datore di lavoro - corrisposta ai lavoratori “in cassa integrazione a zero ore” a ridosso delle festività natalizie - si calcola scalando dall’importo totale i periodi di inattività e di conseguente ricorso alla cassa integrazione.

B) CASSA INTEGRAZIONE AD ORARIO RIDOTTO = SOSPENSIONE “PARZIALE” DAL LAVORO

La situazione è, invece, diversa (e abbastanza “complicata”) se l’azienda ha chiesto la cassa integrazione soltanto per un numero limitato di ore, sospendendo solo in parte l’attività lavorativa dei dipendenti.

Andiamo con ordine.

Nel caso di cassa integrazione ad orario ridotto, il rateo di tredicesima mensile si scinde in due quote:

  1. La prima quota riguarda le ore in cui il lavoratore è stato in cassa integrazione: questa è a carico dell’INPS e, come detto prima, è già inclusa nelle integrazioni salariali corrisposte di volta in volta al dipendente.
  1. La seconda quota riguarda le ore effettivamente prestate dal lavoratore in quel mese (quindi non rientranti nella cassa integrazione): questa è a carico del datore di lavoro e viene corrisposta direttamente nella busta paga prevista per la tredicesima mensilità.

    Tuttavia, il datore di lavoro deve verificare se l’integrazione salariale corrisposta dall’INPS in quel mese abbia raggiunto o meno il massimale imposto dall’Istituto (€ 998,18 per le retribuzioni fino a €2.159, 48 mensili): il datore infatti è tenuto a versare questa quota solo se l’integrazione salariale erogata dall’INPS è stata inferiore al massimale di €998,18.

    La quota in ogni caso è riparametrata alle ore effettivamente prestate dal lavoratore e - sommata all’integrazione salariale corrisposta dall’INPS in quel mese - non può superare il suddetto massimale.

    Attenzione, infine, alle regole dei Contratti Collettivi applicati dalle aziende: molti CCNL infatti prevedono che – in caso di attività lavorativa inferiore ai 15 giorni mensili – il lavoratore perde il diritto alla maturazione del rateo mensile di tredicesima. Quindi, in presenza di una riduzione dell’attività lavorativa che abbia interessato gran parte del mese, il lavoratore potrebbe non maturare a priori la parte di tredicesima relativa a quel mese.

CONSIDERAZIONI FINALI

A causa dell’ampio utilizzo della cassa integrazione Covid, molti lavoratori purtroppo non riceveranno la somma di tredicesima che hanno percepito negli anni scorsi.

Secondo le stime della CGIA di Mestre, l’importo complessivo corrisposto dai datori di lavoro per le tredicesime scenderà di ben 3 miliardi!

Per questo motivo, nelle scorse settimane, il Governo aveva pensato ad una sorta di “bonus Natale” proprio per recuperare le perdite subite dai lavoratori. L’idea purtroppo è sfumata a causa dell’evidente onerosità della misura.

La riduzione della tredicesima riguarderà i tanti lavoratori posti nel corso dell’anno in cassa integrazione. Ovviamente nessuna riduzione è prevista per la tredicesima dei pensionati, dei dipendenti pubblici e dei lavoratori del privato che, nonostante la pandemia, hanno sempre lavorato (anche in smartworking).