TFR dei dipendenti pubblici pagato dopo 24 mesi: Ok della Corte

L’ordinamento italiano prevede che il pagamento del Tfr ai dipendenti pubblici si effettua trascorsi 24 mesi dalla cessazione del rapporto di lavoro, se la stessa avviene per accedere alla pensione in anticipo rispetto ai requisiti standard (art. 3, comma 2, DL 79/1997).
Allo stesso tempo, è prevista una dilatazione del pagamento – mediante più rate annuali – dei Trattamenti di Fine Rapporto se di importo superiore a 50mila euro (art. 12, comma 7, DL 78/2010).

Le due norme sono state contestate in quanto in apparente contrasto con gli articoli 3 e 36 della Costituzione.

Secondo la Corte (sentenza 159/2019), però, il pagamento differito e dilazionato del Tfr ai dipendenti pubblici che vanno in pensione anticipata è legittimo: la Consulta ricorda, infatti, che il lavoro nel settore pubblico e in quello privato non possono essere in tutto e per tutto assimilati e, costituendo il comparto pubblico una voce di bilancio importante, ne consegue l’esigenza di controllarne la spesa.

Quale retribuzione differita, il Tfr rientra nell’ambito dell’articolo 36 della Costituzione, per cui la retribuzione deve essere proporzionale all’attività svolta e idonea a garantire un’esistenza libera e dignitosa, garanzia che comporta anche la tempestività dell’erogazione degli importi. Tuttavia, la Consulta ammette la possibilità per il legislatore di disincentivare l’accesso a pensionamenti anticipati e, nel caso specifico, il posticipo dell’erogazione del Tfr serve anche per far fronte a una situazione di emergenza economica e finanziaria accompagnata da molti pensionamenti prima dei limiti. In tale contesto il pagamento differito «non risulta dunque complessivamente sperequato» anche perché prevede deroghe (con erogazione in tempi rapidi) per alcune situazioni quali la cessazione dal servizio per inabilità o decesso.

Analoghe considerazioni valgono anche per la dilazione delle somme superiori a 50mila euro.

 

Tuttavia, la Corte rileva maggiori problematiche in riferimento alla norma che prevede il posticipo del pagamento del TFR (12 mesi) per chi va in pensione per motivi di età, servizio o d’ufficio: in tal caso, si rischia di compromettere la funzione retributiva e previdenziale del Tfr.
E, infine, segnala al Parlamento «l’urgenza di ridefinire una disciplina non priva di aspetti problematici...che ha progressivamente dilatato i tempi di erogazione...ha smarrito un orizzonte temporale definito e la iniziale connessione con il consolidamento dei conti pubblici che l’aveva giustificata».