Telecamere nelle RSA: uno strumento a tutela dei lavoratori

I diversi casi di cronaca su situazioni di abuso e maltrattamento in alcune residenze socio-sanitarie hanno, da tempo, acceso i riflettori sulla necessità di garantire la sicurezza e il benessere degli anziani e dei disabili ospitati in queste strutture.
Il rischio che tale esigenza si trasformi in uno strumento di controllo a distanza dei lavoratori, tuttavia, ha impedito che i diversi disegni di legge presentati sinora in materia vedessero la luce.

Con la nuova legislatura, la questione è tornata in auge. Grazie a due interventi, l’introduzione delle telecamere nelle strutture socio-sanitarie è (quasi) cosa fatta:

  • emendamento (art. 19-bis) al Decreto “Sblocca-Cantieri”, che ha stanziato un fondo ad hoc per l’installazione di impianti di videosorveglianza;
  • Disegno di Legge già approvato alla Camera il 23-10-2018 (ed in attesa di approvazione definitiva al Senato, atto n.897), che disciplina le modalità di installazione delle telecamere e di accesso delle registrazioni.

Nello specifico, il DdL pone dei paletti ferrei alla possibilità di trasformare la norma in strumento di controllo a distanza dei lavoratori: l’art. 4 comma 2, infatti, riserva l’accesso alle registrazioni esclusivamente alla polizia giudiziaria o al pubblico ministero come prova documentale nel procedimento penale.
Dunque, non sarà consentito al datore di lavoro di accedere, per qualsivoglia motivo, alle immagini registrate da queste telecamere: soltanto l’autorità giudiziaria, evidentemente a seguito dell’avvio di un processo, può richiedere l’acquisizione dei video.
Tale postulato normativo garantisce appieno il diritto alla riservatezza del lavoratore e il rispetto del divieto di controllo a distanza dei lavoratori (divieto, tra l’altro, già ampiamente sdoganato dal Jobs Act, con le modifiche intervenute sull’art. 4 dello Statuto dei Lavoratori).

Inoltre, il grande clamore mediatico ha generato un clima di facile pregiudizio e di paura generalizzata: la possibilità di poter verificare concretamente la veridicità o meno di talune accuse rappresenta, in tal senso, una forte garanzia per i lavoratori stessi e uno strumento per poter lavorare con maggior tranquillità.
Una legge così disciplinata, che vieti ai datori di lavoro qualsiasi tipo di accesso alle registrazione, permetterebbe anche di tutelare l’onorabilità e la professionalità di tutti gli operatori socio sanitari, stroncando in radice dubbi o eventuali incriminazioni.

Va ricordato che sebbene le telecamere rappresentino uno strumento efficace per reprimere comportamenti illeciti, l’attenzione del Governo e della politica generale è monca di strumenti utili per prevenire situazioni di stress e di sovraccarico lavorativo: pur non potendo (ovviamente) sfociare in atti che ledano minimamente la dignità degli ospiti,  l’attività di OSS e infermieri è spesso soggetta a turni massacranti e a sforzi sproporzionati.
Senza un’adeguata rivalutazione delle condizioni di lavoro delle migliaia di lavoratrici e lavoratori che, quotidianamente, svolgono il proprio lavoro con passione e sacrifici, la norma delle telecamere potrebbe rivelarsi un misero specchietto per le allodole.