Si alla stabilizzazione del personale precario della P.A.

Fonte: Sole24ore

Il Consiglio di Stato, con la sentenza n. 7070/2019, ha affrontato la delicata questione della stabilizzazione del precariato nel pubblico impiego; i giudici amministrativi hanno affermato che l'amministrazione pubblica per colmare le proprie lacune di organico, può percorrere la scelta discrezionale di procedere alla stabilizzazione di personale precario, a condizione che questa soluzione sia ragionevole, funzionale al principio di buon andamento e , quindi, giustificata da particolari esigenze di interesse pubblico . In sostanza, la stabilizzazione deve essere sempre ben argomentata.

Il caso

Nel caso in esame alcuni dipendenti dell'Istituto superiore della sanità hanno contestato il piano straordinario di reclutamento del personale. Le forme di reclutamento del personale previste erano : a) un concorso riservato a personale assunto presso l'Istituto a tempo determinato (con tre anni di anzianità), per la copertura di complessivi 345 posti, di diverse qualifiche, tra cui 3 posti di primo tecnologo (quelli al cui conseguimento ambivano i dipendenti ricorrenti); b) un reclutamento ordinario di accesso di personale anche dall'esterno, attraverso lo strumento dello scorrimento di graduatorie concorsuali ancora valide con chiamata di idonei per un numero di 124 unità.

Il Tar adito dai dipendenti, tuttavia, ha respinto il ricorso. Avverso la sentenza sfavorevole i dipendenti si sono appellati al Consiglio di Stato con una serie articolata di motivazioni.

 

L'analisi del Consiglio di Stato

Il Consiglio di Stato ha rilevato che dalla lettura coordinata delle due fonti normative (Dl 244/2016 e 101/2013) si deve concordare con l'impostazione dell'Istituto Superiore della Sanità e avallata dal Tar , secondo la quale il piano di assunzioni straordinario è stato realizzato attraverso due diverse fonti di finanziamento: la prima, speciale, prevista dal Dl 244/2016 e destinata esclusivamente al personale titolare di un contratto a tempo determinato con l'ente; la seconda, ordinaria e fondata sulle risorse istituzionali.

Il Consiglio di Stato, inoltre, ha osservato che il Tar ha correttamente respinto la censura avanzata dai ricorrenti osservando come il modello della procedure di stabilizzazione del personale precario si giustifichi alla luce dell'articolo 97 della Costituzione il quale, pur affermando la regola generale dell'accesso al pubblico impiego mediante concorso, fa espressamente salvi i casi stabiliti dalla legge. Deroga che è ulteriormente giustificata dal fatto che legittimati a partecipare alle procedure di stabilizzazione possono essere solo i soggetti che abbiano svolto attività lavorativa a titolo precario al servizio della Pa per un determinato arco temporale, sulla base di procedure selettive di natura concorsuale.

La giurisprudenza costituzionale ha chiarito che la facoltà del legislatore di introdurre deroghe al principio del concorso pubblico può essere considerata legittima quando si pone come soluzione funzionale al buon andamento dell'amministrazione e sussistano peculiari e straordinarie esigenze di interesse pubblico idonee a giustificarla. In particolare, la stabilizzazione del precariato costituisce soluzione giustificabile a patto che: a) siano stabilite preventivamente le condizioni per l'esercizio del potere di assunzione; b) la costituzione del rapporto a tempo indeterminato sia subordinata all'accertamento di specifiche necessità funzionali dell'amministrazione; c) si prevedano procedure di verifica dell'attività svolta; d) i soggetti da assumere abbiano maturato tale esperienza all'interno della pubblica amministrazione e non alle dipendenze di datori di lavoro esterni; e) la deroga al principio sia contenuta entro limiti tali da non precludere in modo assoluto la possibilità di accesso della generalità dei cittadini al pubblico impiego.

 

Anche la giurisprudenza amministrativa ammette l'eccezionale possibilità di derogare per legge al principio del concorso pubblico per il reclutamento del personale nei casi in cui ciò sia maggiormente funzionale al buon andamento della amministrazione e corrispondente a straordinarie esigenze di interesse pubblico, individuate dal legislatore in base a una valutazione discrezionale, effettuata nei limiti della non manifesta irragionevolezza.