Servizi educativi per l’infanzia: c’è posto solo per il 24% dei bambini 0-3 anni

L’Italia non è un paese baby-friendly. L’ultimo monitoraggio dell’Istat lascia pochi dubbi. Alla fine dell’anno scolastico 2016/2017 sono stati censiti 13.147 servizi socio-educativi per l’infanzia (per un totale di 354mila posti autorizzati, metà dei quali pubblici) con un tasso di copertura del 24% dei bambini nella fascia 0-3 anni.

Sono solo 5 le regioni ((Valle d’Aosta, Emilia-Romagna, Toscana, Umbria e Trentino) che superano l’obiettivo del 33% di copertura, fissato dall’Unione Europea nel lontano 2002.

ll Sud presenta percentuali di due-tre volte inferiori rispetto al Centro-Nord: si va dal 7,6% della Campania al 44,7% della Valle d’Aosta. Una sproporzione che si riverbera anche sui costi per Comuni e famiglie.

In media, la quota del costo del nido pagata dagli utenti, è di 1.575 euro. La detrazione Irpef che si può sfruttare nel modello 730 vale appena 120 euro per figlio. In alternativa, a partire dal 2017 e fino al 2021, si può fruire del bonus nido, che da quest’anno vale 1.500 euro all’anno (parametrati su base mensile). Da gennaio è uscito di scena, invece, il voucher da 600 euro all’anno per pagare baby sitter o asilo nido, che era stato introdotto nel 2012 per le madri lavoratrici che volessero fruirne in alternativa al congedo parentale.