Senza concorso, niente stabilizzazione per i precari della PA

La reiterazione di contratti a termine non può mai consentire la conversione a tempo indeterminato del rapporto di lavoro, anche nel caso in cui il lavoratore sia stato assunto con una graduatoria. In materia di pubblico impiego contrattualizzato, infatti, vige la regola del concorso pubblico, sancita dall'articolo 97 della Costituzione e dalle procedure di reclutamento del personale del testo unico sul pubblico impiego. A ricordare questa regola è la Sezione lavoro della Cassazione con l'ordinanza n. 8671, depositata ieri.

La vicenda ha visto come protagonisti alcuni dipendenti dell'Asl di Foggia, assunti con contratto di lavoro a tempo determinato, poi prorogato per ben due volte. Alla scadenza del contratto i lavoratori avevano citato in giudizio l'ente sanitario, sostenendo l'illegittimità della seconda proroga e chiedendo pertanto la conversione del rapporto di lavoro a termine in rapporto di lavoro a tempo indeterminato, oltre al risarcimento del danno.

La regola del concorso pubblico, secondo la Corte, «non ammette eccezioni» e riguarda anche l'ipotesi in cui il lavoratore assunto a termine sia stato reclutato con graduatoria o concorso. 
Al lavoratore, ha concluso la Corte, spetta a ogni modo un risarcimento del danno, derivante dalla perdita della chance di un'occupazione alternativa migliore, il quale viene assicurato con il riconoscimento di un'indennità economica omnicomprensiva da quantificarsi, sulla base dell'articolo 32, comma 5, della legge 183/2010 (ora articolo 28 del Dlgs 81/2015) tra un minimo di 2,5 e un massimo di 12 mensilità dell'ultima retribuzione globale di fatto, salvo la prova del maggior pregiudizio sofferto