Rimpatrio dei cervelli: la GUIDA

Sebbene il numero di “cervelli in fuga” sia in costante aumento da diversi anni a questa parte, i lavoratori italiani che hanno deciso di tornare in patria possono usufruire di diverse agevolazioni fiscali, recentemente ampliate dal cd. Decreto Crescita appena approvato.

Per prima cosa, è importante sapere se la scelta di tornare sia prettamente volontaria o se dettata da un eventuale licenziamento. In quest’ultimo caso, infatti, l’INPS riconosce ai lavoratori rimpatriati la medesima indennità di disoccupazione che spetterebbe ad un disoccupato italiano licenziato nel Bel Paese.

  • DISOCCUPAZIONE IN CASO DI LICENZIAMENTO

La "disoccupazione per lavoratori rimpatriati in Italia" è rivolta ai cittadini che hanno lavorato all'estero in stati comunitari ed extracomunitari, rimasti disoccupati per licenziamento o per mancato rinnovo del contratto di lavoro stagionale da parte del datore di lavoro all'estero.

Per accedere alla prestazione il lavoratore deve rimpatriare entro 180 giorni dalla data di cessazione del rapporto di lavoro e dichiarare l'immediata disponibilità al lavoro entro 30 giorni dalla data del rimpatrio.

La durata massima della prestazione è di sei mesi. L’importo è calcolo in base a specifiche convenzioni.

La domanda non è soggetta a termini di presentazione. Nel caso di prima domanda la durata del rapporto di lavoro all'estero è ininfluente. Per le domande successive si deve aver svolto un periodo di lavoro subordinato di almeno 12 mesi, di cui sette effettuati all'estero.

I disoccupati rimpatriati da uno stato che applica la normativa comunitaria (Paesi UE, SEE - Islanda, Liechtenstein e Norvegia - e Svizzera) devono allegare il documento portatile U1 che riporta i periodi di assicurazione, la data e il motivo della cessazione e la qualifica del lavoratore, più tutta la documentazione che comprova l'attività lavorativa all'estero (contratto di lavoro, buste paga, ecc.).
Se non in possesso del documento portatile U1, le informazioni necessarie saranno richieste direttamente dalla struttura INPS competente all'istituzione estera.

I rimpatriati da uno stato non convenzionato devono invece allegare alla domanda una dichiarazione del datore di lavoro all'estero o della competente autorità consolare che attesti il licenziamento o il mancato rinnovo del contratto.

  •  RICONGIUNZIONE DEI CONTRIBUTI VERSATI

È prevista la possibilità di totalizzare (e cioè, riportare in Italia) i contributi maturati in tutti i Paesi comunitari, ai soli fini dell'accertamento del diritto alla futura pensione.

La "totalizzazione internazionale", prevista dalla normativa comunitaria e dagli Accordi e Convenzioni bilaterali stipulati dall'Italia in materia di sicurezza sociale, è ammessa a condizione che il lavoratore possa far valere un periodo minimo di assicurazione e contribuzione nel Paese che deve effettuare il cumulo dei contributi per concedere la pensione: almeno 52 settimane (nel caso degli Accordi e Convenzioni bilaterali questo periodo è stabilito in misura diversa dai singoli accordi e convenzioni)

  •  BONUS RIMPATRI (Decreto Crescita)

Nel corso di questi ultimi anni, sono stati emanati numerosi provvedimenti per incentivare il rientro nel nostro Paese di lavoratori operanti all’estero e reinserirli nel mercato occupazionale italiano.

Lo stato attuale è regolamento dal DL 34/2019 (cd. Decreto Crescita), recentemente approvato.
Di seguito uno schema riassuntivo

BENEFICIARI

AGEVOLAZIONI

DURATA

REQUISITI

LAVORATORI IMPATRIATI

Esenzione del 50% del reddito di lavoro autonomo o dipendente prodotto.

 

A partire dal 2020:
esenzione del 70%;
se la residenza viene trasferita in una delle regioni del mezzogiorno l’agevolazione arriva 90%.

5 anni dall’anno di acquisizione della residenza fiscale in Italia

(prolungabile per altri 5 anni in presenza di specifiche condizioni)

- essere laureati; - aver svolto attività di lavoro dipendente, autonomo o di impresa all’estero per 24 mesi, oppure aver studiato all’estero per 24 mesi e aver conseguito un titolo accademico; -trasferire la residenza fiscale in Italia; - svolgere attività di lavoro autonomo o dipendente in Italia

DOCENTI E RICERCATORI

Esenzione del 90% del reddito di lavoro autonomo o dipendente prodotto

4 anni dall’anno di acquisizione della residenza fiscale in Italia.

 

A partire dal 2020, la durata aumenta a 6 anni (prolungata fino a 13 anni in presenza di specifiche condizioni)

- esser stati residenti all’estero non in maniera occasionale; - essere in possesso di un titolo di studio universitario o equiparato; - aver svolto attività di docenza o ricerca all’estero per 2 anni presso centri di ricerca pubblici o privati o presso università; - trasferire la residenza fiscale in Italia; - svolgere in Italia attività di docenza e ricerca