Reddito di cittadinanza: 18mila assunzioni nei primi sei mesi

Sono diverse le criticità, strutturali e strumentali, che ostacolano l’avvio della “fase 2” del Reddito di cittadinanza, vale a dire la fase di ricollocazione lavorativa dei percettori del Reddito.

Anzitutto, non è ancora pronto il sistema informatico unico che consenta l’incrocio tra le domande e le offerte di lavoro. Ma, soprattutto, l’INPS deve pubblicare il modello per consentire ai datori di lavoro di accedere all’incentivo fiscale consistente in uno sgravio contributivo fino ad un massimo di 780 euro mensili (da 5 mesi a 18 mensilità).

Ciò nonostante, qualcosa inizia a muoversi: nell’arco temporale compreso da aprile - mese di avvio del nuovo sussidio - alla fine di settembre sono stati 17.637 i percettori del reddito di cittadinanza assunti da aziende private. Parliamo di una platea piuttosto limitata, soltanto il 2,5% dei 704mila percettori del reddito di cittadinanza che hanno lo status “occupabili”.

Di questi, la tipologia contrattuale più diffusa è il tempo determinato che riguarda 12.118 persone (68,7%); solo 3.099 sono stati assunti a tempo indeterminato (17,6%), in 626 con l’apprendistato (3,5%), in 515 con il tirocinio (2,9%).

Le attività più ricorrenti riguardano la fornitura di lavoro in somministrazione (8%), la ristorazione con somministrazione (6,7%), la costruzione di edifici residenziali e non residenziali (3,7%), alberghi (3,2%), bar e altri esercizi (3%), la pulizia di edifici (2,9%).

Quanto alla fascia d’età degli assunti il 24,9% ha tra 35 a 44 anni, il 24,5% appartiene alla fascia da 25 a 34 anni, il 21,9% da 45 a 54 anni, il 17,3% fino a 24 anni, il 10,5% da 55 a 64 anni, lo 0,9% 65 anni e oltre.

Nella distribuzione territoriale dei rapporti di lavoro dei beneficiari del reddito di cittadinanza il 12,3% riguarda la Sicilia, il 12,2% la Puglia, il 10,8% la Campania, il 9,3% la Lombardia, il 7,7% il Lazio e il 7,3% l’Emilia Romagna.

Tra le regioni con il maggior numero di contratti a tempo indeterminato prevalgono la Campania (27,7%), la Sicilia (22,2%) e la Sardegna (20,9%); per i tempi determinati la provincia autonoma di Trento (84,4%), la Valle d’Aosta (79,2%) e la Puglia (78%).

 

Altro dato interessante riguarda il tempo intercorso tra la presentazione della domanda per il reddito di cittadinanza e l’inizio del rapporto di lavoro che nel 42,4% dei casi è di 4-6 mesi, per il 31% di 2-3 mesi, per il 17,2% entro un mese, per il 9,4% tra 7-8 mesi.