Pubblico impiego: ILLEGITTIMO NON ESCLUDERE DALL’ASPETTATIVA PER MALATTIA I PERIODI DI TERAPIA INVALIDANTE

Con la sentenza n. 28 del 2021 la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale, in riferimento all’art. 3 Cost., dell’art. 68, comma 3, del d.P.R. n. 3 del 1957, nella parte in cui, per il caso di gravi patologie che richiedano terapie temporaneamente e/o parzialmente invalidanti, non esclude dal computo dei consentiti 18 mesi di assenza per malattia i giorni di ricovero ospedaliero o di day hospital e quelli di assenza dovuti alle conseguenze certificate delle terapie.

La pronuncia della Corte trae origine dalla controversia sorta tra una professoressa universitaria e la propria Amministrazione di appartenenza: alla Prof. era stata diagnosticata una grave patologia che aveva comportato la sottoposizione ad esami clinici, ad un intervento chirurgico e, successivamente, a terapie salvavita (radioterapia e terapia farmacologica). Con decreto del rettore, l'Università aveva proceduto al recesso datoriale dal rapporto di lavoro, per scadenza del periodo massimo di aspettativa per motivi di salute.

Ricorrendo al TAR per richiedere l’annullamento del recesso, la difesa della Prof. aveva prospettato una disparità di trattamento con il restante personale universitario, il cui rapporto di lavoro è regolato dal Contratto collettivo nazionale di lavoro (CCNL) relativo al personale del comparto Università.

In particolare, la ricorrente aveva invocato l'applicazione dell'art. 35, comma 14, del suddetto contratto collettivo, che stabilisce che, in caso di gravi patologie che richiedano terapie temporaneamente e/o parzialmente invalidanti, sono esclusi dal computo dei giorni di assenza per malattia, oltre ai giorni di ricovero ospedaliero o di day hospital, anche quelli di assenza dovuti alle conseguenze certificate delle terapie.

La Corte Costituzionale, chiamata a pronunciarsi dal Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione siciliana, ha sancito:

  • la non applicazione dell’art. 35, comma 14 del CCNL: il rapporto di lavoro dei docenti e ricercatori universitari non è “privatizzato” (= dunque, non è regolato da un contratto collettivo di lavoro), bensì è disciplinato da uno statuto speciale di diritto pubblico (ex d.P.R. 11 luglio 1980, n. 382).
  • Tuttavia, la stessa disciplina pubblicistica del caso di specie (art. 68, comma 3, del d.P.R. n. 3 del 1957) è considerata dalla Corte “irrazionale” e, pertanto, è dichiarata costituzionalmente illegittima per violazione dell’art. 3 Cost.

Secondo la Corte, infatti, la disciplina pubblicistica del caso di specie è « la manifestazione di un ritardo storico del legislatore rispetto alla contrattazione collettiva. Quest'ultima (il CCNL del comparto Università non è isolato al riguardo), con la sua naturale dinamicità, è stata in grado di tener conto del progressivo sviluppo dei protocolli di cura per le gravi patologie, e in particolare delle cosiddette terapie salvavita con i loro pesanti effetti invalidanti; ciò al contrario non è avvenuto per la disciplina normativa, che, risalente ad anni ormai lontani, non è più adeguata al contesto attuale, caratterizzato - come si è detto - dalla profonda evoluzione delle terapie ».

LAVORATORI FRAGILI E PERIODO DI COMPORTO

Tale sentenza costituisce un’importante pronuncia anche per tutti quei lavoratori “fragili” che, avendo superato i giorni di assenza previsti dal periodo di comporto, rischiano di essere licenziati.
Diversi contratti collettivi del settore privato, infatti, non prevedono l’esclusione dal periodo di comporto delle giornate di assenze dal lavoro dovute a: ricovero ospedaliero, day hospital,  somministrazione di terapie salvavita.

La questione è divenuta rilevante con l’avvento della pandemia e col tentativo (mancato) del Legislatore di tutelare i lavoratori fragili durante l’emergenza.
Di fatto, l’art. 26 del Decreto Cura Italia aveva previsto, esclusivamente per i lavoratori in condizione di "fragilità", l’equiparazione delle assenze effettuate durante la pandemia al “ricovero ospedaliero”. Il legislatore mirava, in tal modo, a tutelare i lavoratori dal rischio di superare il numero massimo di assenze previste dal periodo di comporto e, dunque, di essere licenziati. Tuttavia, in numerosi contratti collettivi (leggi qui) i giorni di ricovero ospedaliero (ma anche quelli di day hospital e le giornate di assenza necessarie alla somministrazione di terapie salvavita) non sono esclusi dal cd. periodo di comporto. In questi casi, i lavoratori fragili che hanno superato una certa soglia di assenze continuative, potrebbero essere legittimamente licenziati dai propri datori di lavoro.

Almeno con riguardo alle giornate necessarie alla somministrazione delle terapie salvavita, la Corte ha dichiarato “irrazionale” la loro mancata esclusione dal periodo di comporto.

A parere dello SNALV Confsal, è irrazionale (ed in contrasto con i principi costituzionali) anche la mancata esclusione dal periodo di comporto delle giornate di assenza dovute a ricovero ospedaliero e day hospital. In attesa della paventata modifica normativa dell’art. 26 del Decreto Cura Italia, il nostro Sindacato – che segue sin dalla prima ora la vicenda dei lavoratori fragili – rimane a completa disposizione di tutti coloro che, pur soggetti a condizione di “fragilità”, si ritrovano oggi a rischio di licenziamento.