Ora è ufficiale: nessun pagamento è dovuto al Fondo Artigianato FSBA

A seguito delle segnalazioni di tanti lavoratori che avevano denunciato l’incredibile comportamento delle organizzazioni fondatrici del Fondo FSBA, lo scorso 1° aprile lo SNALV Confsal aveva inviato una nota urgente al Ministero del Lavoro con richiesta di intervento immediato (leggi qui)

Con la sentenza del Tar del Lazio è arrivato un primo importante punto (esclamativo) alla vicenda, che ripercorriamo brevemente:

·        Il Fondo FSBA è un Fondo Bilaterale Alternativo (previsto dall’art. 27 del D.lgs. 148/2015) gestito da organizzazioni datoriali (Confartigianato, CNA, Casartigiani, CLAAI) e sindacali (Cgil, Cisl e Uil).

·        Per accedere alle prestazioni del Fondo, in via ordinaria, è necessario che le imprese siano iscritte all’Ente Bilaterale EBNA. “Iscrizione” significa versare, nelle casse dell’Ente,  un contributo mensile per ogni lavoratore dipendente dell’impresa.

·        Con il Decreto Cura Italia, il Legislatore ha stabilito che le imprese artigiane non possono richiedere la Cassa Integrazione in Deroga. Per corrispondere l’integrazione salariale ai propri dipendenti (a causa della sospensione dell’attività lavorativa legata al Covid-19), le imprese artigiane sono obbligate a rivolgersi esclusivamente al Fondo Bilaterale FSBA

·        A tal proposito – al fine di “coprire” le richieste di tutte le imprese artigiane, soprattutto quelle che non risultano iscritte all’Ente Bilaterale - lo Stato ha stanziato a favore del Fondo una cifra massima di 80 MILIONI DI EURO di SOLDI PUBBLICI.

·        Approfittando di tale peculiare situazione, i fondatori del Fondo FSBA hanno pensato bene di obbligare TUTTE le imprese artigiane del settore produttivo ad iscriversi al fondo, riservando l’accesso al Fondo soltanto a quelle imprese che avrebbero regolarizzato i contributi non versati

·        Avete capito bene: ciascuna impresa, per poter richiedere la Cassa Integrazione ai propri dipendenti, in un momento così tragico, avrebbe dovuto pagare una cifra massima pari a € 375 per OGNI dipendente!

·        La delibera 3/2020 del Fondo prevedeva, infatti, che si potesse accedere alle prestazioni previste dal Fondo, «solo dopo aver regolarizzato la propria posizione contributiva» e che gli artigiani, potessero regolarizzare la loro iscrizione al Fondo «con riferimento al triennio precedente, a decorrere dal 1° gennaio 2021 sino al 31 dicembre 2023 (in 36 rate) secondo il modello informatico che verrà introdotto».

In base a tale delibera, il proprietario di un piccolo salone di parrucchieri con 5 dipendenti avrebbe dovuto pagare, in comode rate, 1875 € .

·        Dunque, se le imprese non avessero versato questa cifra, i propri dipendenti non avrebbero percepito alcuna forma di integrazione salariale.

·        Lo SNALV Confsal ha richiesto più volte e sin da subito l’intervento del Ministero del Lavoro per mettere fine a questa pratica. Di fatto, tante imprese sono state costrette a versare questi contributi per non lasciar morire di fame i propri dipendenti

·        Finalmente ieri una buona notizia: col decreto monocratico del presidente della Terza sezione quater del Tar Lazio, è stato accolto il ricorso presentato da un odontoiatra della provincia di Ragusa in cui chiedeva l'esonero dall'obbligo di iscrizione.

E’ lecito attendersi un intervento ufficiale del Ministero che, ad oggi, è rimasto in silenzio.

La soluzione definitiva potrebbe arrivare anche con un emendamento alla Legge di conversione del Decreto Cura Italia.

Come ribadito più volte, nell’Italia del dopo Covid-19 non potranno più essere tollerate queste assurde e vergognose prese di posizioni.