Licenziamento per inidoneità fisica sopravvenuta: obblighi e verifiche di riadattamento

In tema di licenziamento per inidoneità fisica sopravvenuta del lavoratore, derivante da una condizione di "handicap", sussiste l'obbligo della previa verifica, a carico del datore di lavoro, della possibilità di adattamenti organizzativi ragionevoli nei luoghi di lavoro ai fini della legittimità del recesso.

Su un caso del genere si è recentemente espressa la Corte di Cassazione (sentenza 15566/2019)

La controversia riguardava un dipendente che rientrato al lavoro nell'ottobre 2005, dopo un grave infortunio sul lavoro occorso nel 2004, era stato giudicato dal medico competente inidoneo "allo stato attuale" alle mansioni di autista ed adibito ai compiti di aiuto meccanico presso l'officina aziendale.

Successivamente, nel dicembre 2007, poiché il lavoratore era stato dichiarato permanentemente inidoneo alle mansioni di autista, la società gli aveva offerto il ruolo di addetto alle pulizie con riduzione dell'orario di lavoro; a fronte del rifiuto dello stesso, la società aveva intimato il licenziamento per sopravvenuta permanente inidoneità fisica alle mansioni di autista.

Sia il giudice di primo grado che la Corte di appello di Catanzaro hanno dichiarato illegittimo il licenziamento intimato dalla società datrice e condannato la stessa alla reintegra del lavoratore nel posto di lavoro ed al risarcimento del danno: in particolare, la Corte territoriale riteneva che il licenziamento intimato sulla base del presupposto, non più attuale, della definitiva inidoneità del lavoratore alle mansioni di autista, dovesse ritenersi illegittimo, avendo la società assegnato il dipendente fin dall'ottobre 2005 a mansioni diverse, compatibili con la residua capacità lavorativa.

L’azienda ha proceduto col ricorso in Cassazione, ritenendo sostanzialmente che il “licenziamento intimato per sopravvenuta inidoneità fisica alle mansioni” non fosse soggetta alle disposizioni della L. 68/1999 - “Norme per il diritto al lavoro dei disabili”.

La Cassazione ha rigettato il ricorso, in quanto la nozione di disabilità (ricavabile dalla 78/2000/CE del 27 novembre 2000 sulla parità di trattamento in materia di occupazione) consente di far ricadere il licenziamento per sopravvenuta inidoneità fisica nell’applicazione della Legge 68/1999.

La Suprema Corte ha ritenuto che la possibilità di adattamenti organizzativi ragionevoli nel luogo di lavoro, al fine di garantire al dipendente, divenuto disabile in conseguenza di un grave infortunio sul lavoro, la piena eguaglianza con gli altri lavoratori, era stata accertata in fatto dalla Corte di merito sulla base della stessa condotta datoriale che, al rientro del dipendente a lavoro, aveva individuato una mansione compatibile con le residue capacità del predetto e con la sua professionalità.

 

La Suprema Corte ha, dunque, rilevato che del tutto correttamente i giudici di merito avevano ritenuto illegittimo il licenziamento intimato dalla società per sopravvenuta inidoneità fisica alle mansioni di autista, sulla base di un duplice ordine di ragioni: per essere la motivazione del recesso non attuale, atteso che il dipendente nel 2008 non svolgeva più da anni le mansioni di autista; inoltre, per avere la società dimostrato di poter adibire il lavoratore ad altre mansioni compatibili con le menomazioni fisiche.