Le osservazioni dello SNALV – Legge sulla rappresentanza sindacale

 

Si pubblicano, di seguito, le osservazioni formulate dallo SNALV – in sintonia con la FNA – come contributo alla propria Confederazione in merito all’audizione odierna. 

I circa 900 contratti collettivi depositati al CNEL, la differenza salariale tra lavoratori dello stesso settore con eguali mansioni, la sleale concorrenza tra imprese che applicano regimi retributivi al ribasso impongono la necessità di individuare criteri univoci che legittimano i sindacati realmente rappresentativi dei lavoratori a stipulare CCNL.

Il dumping prodotto negli anni è una piaga che ha colpito i soggetti deboli della contrattazione: i lavoratori. Come rappresentanti di centinaia di migliaia di uomini e donne che, quotidianamente, svolgono con onestà e professionalità il proprio lavoro, abbiamo il dovere di prospettare una soluzione chiara e trasparente che metta fine a questa triste pratica.

Premesso quanto sopra, lo SNALV Confsal e la FNA Confsal condividono la necessità della lotta al dumping e, quindi, dell’individuazione di criteri oggettivi e fermi in base ai quali parametrare l'efficacia dei CCNL. Tuttavia le scriventi Federazioni non ritengono che le proposte di legge oggetto dell’audizione in esame, la n. 707 e la n. 788, nonché in ultimo il disegno di legge Catalfo n. 658, possano correttamente e definitivamente risolvere l’annosa questione della rappresentatività.

 

È doveroso evidenziare che i criteri di misurazione della rappresentatività previsti dalle sopra citate proposte di legge si fondano su dati estremamente relativi e mai oggettivi. Occorrerebbe infatti chiarire in maniera univoca le basi di calcolo da prendere a riferimento per il c.d. 5 % di sbarramento che individuerebbe le organizzazioni sindacali, dei lavoratori e dei datori di lavoro, maggiormente rappresentative e pertanto titolate ex lege alla sottoscrizione dei contratti collettivi nazionali, territoriali e aziendali. Non è possibile procedere ad una “conta” delle organizzazioni sindacali senza esaminare la situazione economico lavorativa del nostro Paese, che vede una platea di lavoratori e datori di lavoro la maggior parte dei quali non sindacalizzati, non associati quindi ad alcuna organizzazione sindacale per i lavoratori o di categoria per i datori di lavoro. Come è possibile dunque procedere alla determinazione della rappresentatività tenendo conto di una base di calcolo relativa?

Dal punto di vista datoriale sarebbe auspicabile che si procedesse preliminarmente all’individuazione dei settori merceologici sulla base dei codici Ateco per determinare in maniera oggettiva il numero di aziende operanti in ciascun comparto. Solo così si acquisirebbe un dato associativo reale ed oggettivo dal quale partire per la misurazione della rappresentatività sindacale datoriale, senza fossilizzarsi su parametri basati su posizioni squisitamente storiche.

In generale si ritiene gravemente lesivo dei diritti soggettivi e degli interessi legittimi delle altre OOSS, sia dei lavoratori che dei datori di lavoro, che le stesse possano essere riconosciute rappresentative in termini compartivi attraverso dei criteri individuati sulla sola base accordi interconfederali, aventi ad oggetto una sola area di rappresentanza (che rende il parametro estremamente settoriale e relativo), e quindi avente solo valore pattizio ed efficacia inter partes.

La proposta avanzata dallo SNALV Confsal e dalla FNA Confsal è quella di riaprire un tavolo al quale possano partecipare tutte le organizzazioni sindacali già titolate alla contrattazione: non bisogna infatti dimenticare che, ad oggi, già esiste un parametro da cui partire: i soggetti legittimati a partecipare alla individuazione ed alla elaborazione dei criteri individuatori della rappresentatività in termini comparativi sono tutte le organizzazioni sindacali che sono già state riconosciute e dichiarate maggiormente rappresentative con DPR 23 marzo 2018 (nomina CNEL) e DPCM del 14 novembre 2017 (nomina CIV), e precisamente: per i lavoratori settore privato CGIL, CISL; UIL, UGL, CONFSAL, per datori lavoro settore privato: Confindustria, Confcommercio - imprese per l'Italia, Confesercenti, Confagricoltura, Confcooperative, Legacoop, AGCI, per i lavoratori autonomi: Coldiretti, Confartiginato Imprese, CNA, Casartigiani etc...).

Non si comprende, pertanto, su quali basi una sola Associazione datoriale e tre OOSS di lavoratori possano pattiziamente regolamentare, cambiandole, "le regole del gioco", nel senso di andare a colmare un gap normativo, inserendo dei criteri assolutamente non condivisi con gli altri soggetti allo stato titolari dei loro stessi diritti. L'adozione di tali criteri è produttiva di effetti distorsivi in quanto sono parziali e non oggettivi ed omogenei.

 

Roma, lì 30/09/2019

Il Segretario Nazionale SNALV Confsal
F.to Maria Mamone