Lavoratori in disponibilità in scadenza: rischio di interruzione del rapporto di lavoro a tempo indeterminato

I dipendenti in disponibilità che in queste settimane di emergenza sanitaria si vedono scadere i due anni dalla dichiarazione dell'esubero rischiano il licenziamento.

Gli articoli 33, 34 e 34 bis del d.lgs. 30 marzo 2001, n.165, contengono le norme principali in tema di mobilità e di ricognizione del personale in disponibilità.

 

Ricognizione del personale in eccedenza

La ricognizione dei lavoratori in esubero è un adempimento obbligatorio che va fatto ogni anno. L’art. 33 del D.Lgs. 165/2001 prevede nel dettaglio i procedimenti che le pubbliche amministrazioni devono mettere in piedi per gestire le eventuali eccedenze e soprannumero di dipendenti e dirigenti fino alla loro dichiarazione di esubero.

In particolare, è stabilito che nel caso in cui una pubblica amministrazione rilevi un’eccedenza di personale “in relazione alle esigenze funzionali o alla situazione finanziaria”, o un “soprannumero”, in primo luogo deve dare un’immediata comunicazione al Dipartimento della Funzione Pubblica e un’informativa alle rappresentanze sindacali dei lavoratori.

Trascorsi 10 giorni da tale informativa, l’amministrazione verifica la possibilità di pensionare unilateralmente gli esuberi ed in subordine verifica la possibilità di ricollocazione degli stessi nell’ambito della stessa amministrazione (per eventuali eccedenze limitate a determinati uffici) o tramite “mobilità guidata” (anche intercom-partimentale) verso altri Enti pubblici (previo accordo con gli stessi), aventi vacanze in organico e previo un esame da effettuare con le organizzazioni sindacali

In ulteriore subordine gli eventuali esuberi che possono essere gradualmente riassorbiti entro 2 anni a seguito di cessazioni o pensionamenti e previo esame con le organizzazioni sindacali possono essere utilizzati, in relazione alla maggiore anzianità contributiva degli stessi, con forme contrattuali flessibili a tempo parziale (part-time o contratti di solidarietà).

 

Collocamento in disponibilità

Trascorsi 90 giorni dalla comunicazione alle rappresentanze sindacali, il personale che non sia stato possibile impiegare diversamente deve essere collocato in disponibilità. Il lavoratore in disponibilità ha diritto ad un’indennità a carico dell’amministrazione di appartenenza, con eventuali rimborsi da parte del Ministero dell’Interno per Enti in dissesto finanziario, pari all’80% dello stipendio base (lordo) senza indennità accessorie e degli interi contributi previdenziali per una durata massima di 24 mesi (estendibile a 48 solo in presenza delle condizioni stabilite dal D.L. 95/2012 ovvero in caso di pensionamento durante questi 48 mesi), decorso infruttuosamente tale periodo o in caso di due rifiuti ad eventuali ricollocamenti nel territorio provinciale indicato, ci sarà la risoluzione del rapporto di lavoro con il dipendente in disponibilità.

 

Emergenza Covid-19

Il Dipartimento della Funzione pubblica ha sospeso i termini per le comunicazioni previste dall'articolo 34-bis del Dlgs 165/2001. La domanda che gli addetti ai lavori pongono al Dipartimento della Funzione Pubblica è: cosa accade ai dipendenti in disponibilità che in queste settimane di emergenza sanitaria si vedono scadere i due anni dalla dichiarazione dell'esubero?

 

I compiti di ogni ente pubblico

Nel frattempo, ogni amministrazione che procede con un nuovo concorso o con lo scorrimento di

una graduatoria, deve intraprendere la procedura di cui all'articolo 34-bis del Testo unico del

pubblico impiego, ovvero chiedere, alle proprie strutture regionali di riferimento e tramite esse al

Dipartimento della Funzione Pubblica (Dfp), se vi sono lavoratori in disponibilità da ricollocare.

Questa azione è obbligatoria pena la nullità delle assunzioni effettuate in violazione e riguarda sia

i fabbisogni a tempo indeterminato che a tempo determinato superiore a 12 mesi.

 

La procedura operativa

Qualora la struttura regionale non rilevi nella propria lista personale in disponibilità compatibile con quello richiesto, comunica tempestivamente al DFP le informazioni inviate dalla stessa amministrazione che intende bandire il concorso e per conoscenza all'ente richiedente. Entro 15 giorni dal ricevimento della comunicazione, il Dipartimento provvede ad assegnare alle amministrazioni che intendono bandire il concorso il personale inserito nell'elenco previsto dall'articolo 34, comma 2. Decorsi 45 giorni dall'invio della comunicazione senza che il DFP abbia assegnato personale, l'amministrazione richiedente può procedere con le successive fasi previste per il reclutamento di personale pubblico. Ed è proprio questo termine che è stato sospeso fino al 15 maggio.

 

I lavoratori in disponibilità

Cosa accade, però, ai dipendenti già in disponibilità? Esiste il rischio concreto di una possibile interruzione del rapporto di lavoro a tempo indeterminato.

I lavoratori dichiarati in esubero, ad es., il 30 aprile del 2018, a breve, vedranno scadere i due anni di mantenimento dell'aspettativa di assunzione presso altre amministrazioni.

Vista la sospensione dei termini dei termini per chiudere la procedura di ricollocazione (e cioè i45 giorni stabiliti dall'articolo 34-bis del D.Lgs. 165/2001), si considera sospeso anche il termine dei ventiquattro mesi in disponibilità? A questo punto è assolutamente urgente e necessario un chiarimento ufficiale da parte del Dipartimento della Funzione Pubblica.

 

(f. Il Sole 24 Ore)