La politica delle “toppe” lascia allo sbaraglio i lavoratori fragili

Nessuna indicazione è arrivata dal Ministero: da domani malati oncologici, immunodepressi e perfino chi non ha ricevuto alcuna dose di vaccino dovrà fare rientro al lavoro in presenza.

Roma, 30 giugno 2021. La pandemia ha certamente sconvolto le priorità e le attività di tutti in maniera repentina ed irruenta. Ma dopo un anno e tre mesi dal primo lockdown, l’emergenza Covid non può più fungere da scusante per la mancanza di chiarezza e tempestività: la politica non programma più e sembra affrontare alla giornata i problemi che si pongono durante una determinata esperienza governativa.

Siamo abituati, oramai, alle “toppe” dell’ultimo minuto: proroghe per misure già scadute, decreti emanati in ritardo, chiarimenti operativi mai arrivati. Ma a farne le spese, anche stavolta, non possono essere i cd. lavoratori fragili, «una categoria che meriterebbe sempre la massima attenzione da parte di tutti, sindacati ed Istituzioni, a prescindere dal colore politico» dichiara il Segretaria nazionale SNALV Confsal, Maria Mamone.

Oggi scade la norma introdotta dal decreto “Cura Italia” che – in considerazione dell’alto rischio di conseguenze gravi in caso di contagio da Covid - autorizza e tutela i lavoratori con determinate patologie (e che non possono lavorare in smartworking) ad assentarsi dal lavoro.

Nonostante molti lavoratori, a causa della vulnerabilità del proprio sistema immunitario, siano stati impossibilitati a sottoporsi al vaccino Covid (mentre per tanti altri non esistono studi scientifici appropriati sulla reale efficacia del vaccino né sulla durata della copertura anticorpale), nessuna indicazione è arrivata dal Ministero del Lavoro, dal CTS o qualsivoglia altro organo istituzionale circa un loro rientro “ordinato” e “in sicurezza".

E così, da domani, tutti i lavoratori fragili che non possono svolgere la propria mansione (o altra disponibile in azienda) in smartworking, dovranno tornare al lavoro in presenza. «Una situazione inammissibile per un Paese civile, ma non ci rassegniamo; come avvenuto in passato, continueremo a sostenere i lavoratori fragili e a pressare le Istituzioni affinché sia garantito il diritto primario alla salute», dichiara in conclusione il Segretario Mamone.