Il decreto crisi è legge: ecco le tutele previste per i rider

E’ appena entrata in vigore la Legge di conversione del Decreto Crisi (Dl 101/2019). Il testo individua i livelli minimi di tutela che devono essere applicati a tutti soggetti che svolgono – sulla base di un contratto di lavoro autonomo - attività di consegna di beni per conto altrui, in ambito urbano e con l’ausilio di bici o veicoli a motore, attraverso piattaforme anche digitali.

Anzitutto, i contratti di lavoro autonomo devono essere stipulati per iscritto e deve essere fornita ogni informazione utile per la tutela degli interessi dei rider, dei loro diritti e della loro sicurezza.

Dal punto di vista economico, il compenso deve essere definito dai contratti collettivi stipulati da organizzazioni comparativamente più rappresentative sul piano nazionale. In mancanza di un accordo collettivo, i rider non possono essere retribuiti in base alle consegne effettuate, ma deve essere garantito un compenso minimo orario parametrato ai minimi tabellari stabiliti da contratti collettivi nazionali affini. Inoltre deve essere prevista una indennità integrativa per il lavoro svolto di notte, durante le festività o in condizioni metereologiche sfavorevoli.

Viene anche stabilita la copertura assicurativa obbligatoria Inail contro gli infortuni e le malattie professionali, con un premio determinato in base al tasso di rischio corrispondente all’attività svolta, e si precisa che spetta alla piattaforma digitale il compito di predisporre tutti gli adempimenti tipici del datore di lavoro.

Ai rider saranno applicate le tutele proprie del lavoro subordinato anche qualora siano stati assunti con un contratto di collaborazione coordinata e continuativa. Infatti, con la modifica apportata al D.lgs. 81/2015, si applica la disciplina del rapporto di lavoro subordinato anche ai rapporti di collaborazione in cui la prestazione è organizzata dal committente, anche se tale organizzazione non si concretizza in specifici vincoli di spazio e tempo.