Ex Ilva, cassa integrazione per 1400 operai tarantini

Dopo nemmeno un anno dalla firma dell’intesa sindacale al Ministero dello Sviluppo Economico, ArcelorMittal ha deciso di spedire 1.400 dipendenti dello stabilimento di Taranto in cassa integrazione per 13 settimane, tagliando di poco più del 17% la forza lavoro che si era impegnato a riassorbire.
La decisione avrà effetto dai primi giorni di luglio e comporterà la fermata di treno nastri 1, colata continua 5, e laminazione a freddo.

La causa – spiega l’azienda – è dovuta alle “critiche condizioni”del mercato che hanno spinto a rallentare la produzionenell’acciaieria jonica da 6 a 5 milioni di tonnellate. Tali misuri, assicurano, sono "temporanee, dato che l’acciaio è un mercato ciclico”.

L’accordo firmato con i sindacati lo scorso settembre prevedeva un piano di riassorbimento di tutti i 10.700 lavoratori(8.200 solo a Taranto) e la contrattualizzazione entro il settembre 2025 degli esuberi rimasti nel 2023, senza ritoccare al ribasso il costo del lavoro tagliando le ore in fabbrica di ciascun dipendente.

Ma già il 6 Maggio ArcelorMittal aveva manifestato l’intenzione di tagliare temporaneamente la produzione di acciaio in Europa con una riduzione di 3 milioni di tonnellate annue. Nello specifico era stata annunciata la sospensione della produzione degli stabilimenti di Cracovia in Polonia, la riduzione nelle Asturie in Spagna e il blocco dell’aumento della produzione dell’ex Ilva di Taranto che ArcelorMittal Italia contava di portare a 6 milioni di tonnellate nel 2020.