Disoccupazione, si allarga il divario tra Nord e Sud

Nel Mezzogiorno del Paese meno della metà della popolazione di età compresa tra 15 e 64 anni risulta occupata e più di 1 giovane su 3 non studia e non lavora, trovandosi nella condizione di Neet. E’ la fotografia scattata dal report “Il lavoro nel Mezzogiorno. I problemi strutturali del mercato”, realizzato dall’Osservatorio Statistico dei Consulenti del Lavoro.

Un divario disarmante tra Nord e Sud, che, proseguendo su questa scia, dovrebbe aggravarsi in futuro: secondo l’Istat, infatti, nei prossimi trent’anni in Italia la popolazione in età lavorativa diminuirà circa di 7,3 mln di persone, metà delle quali nel Meridione (3,8 mln), dove la flessione sarà pari a un quarto (-28,1%), con un aggravio dei già consistenti squilibri economici e produttivi.

Le province italiane con il più basso tasso di occupazione nel 2018 sono Trapani (38,4%), preceduta da Napoli (38,7%) e da Agrigento (38,8); dirigono la classifica Bolzano, con il 73,5% della popolazione occupata, Bologna con il 72,4% e Belluno con il 70,4%.

Anche in materia di disoccupazione giovanile il gap è evidente: se a Matera oltre 2 giovani su 3 fra 15 e 24 anni non trovano lavoro (69,2%), a Monza e Brianza in questa condizione si trova meno di 1 giovane su 10 (9,2%). Il 36,6% dei giovani meridionali tra i 15 e i 35 anni sono Neet, a fronte del 16,3% del Settentrione.

Al Sud, inoltre, 2 donne su 3 scelgono di non lavorare (il 68,9%), molto spesso a causa di salari troppo bassi che, in caso di figli a carico, si ridurrebbero drasticamente per sostenere le spese per la cura dei bambini e il lavoro domestico.