Covid-19, la Commissione Europea interviene sulla normativa per la sicurezza sul lavoro

L’epidemia corona-virus ha messo in rilievo le criticità della normativa sulla sicurezza sul lavoro in Italia, non tarata su una situazione emergenziale di questo genere, soprattutto per quanto riguarda la disciplina sugli agenti biologici (contenuta negli artt. 266 e seguenti del d.lgs. 81/2008)

L'art. 268 del D.Lgs. n.81/2008, ripartisce gli agenti biologici in quattro gruppi, in base al rischio d'infezione, graduando gli adempimenti dei datori di lavoro anche in base alla classificazione operata nel documento di valutazione dei rischi (art. 271).

A mero titolo esemplificativo, si consideri che l'art. 280 prevede l'obbligo d'istituire il registro degli esposti, nel caso di lavoratori addetti ad attività comportanti l'uso di agenti del gruppo 3 e 4, in quanto caratterizzati da una maggiore rischiosità.

Con la Direttiva 2020/739 del 3 giugno 2020 (in G.U.U.E. 4 giugno 2020), la Commissione Europea ha preso una decisa posizione: in termini di rischio biologico potenziale, la SARS-CoV-2 deve essere classificata nel gruppo, con tutto ciò che ne consegue per i datori di lavoro in termini di adempimenti più stringenti da mettere in campo.

La SARS-CoV-2, infatti, può causare gravi malattie nella popolazione infetta, presentando un serio rischio in particolare per i lavoratori anziani e quelli con una patologia soggiacente o una malattia cronica (cfr. art.83 D.L. n.34/2020) e, almeno al momento, non sono disponibili vaccini o cure efficaci.

Gli stati membri sono tenuti al recepimento della Direttiva entro il termine breve di cinque mesi (24 novembre 2020) ma, considerata l'eccezionalità della situazione, gli stessi sono invitati ad attuarla anche prima.