Con ERASMUS+ l’80% degli studenti lavora prima

Quasi l’80% dei laureati in possesso di un’esperienza all’estero trova un posto entro tre mesi: è questo il dato principale fornito dal recente rapporto della Commissione Ue sul progetto Erasmus+.

Sono circa 2 milioni gli studenti e i dipendenti delle università che hanno partecipato ai progetti di scambio tra il 2014 e il 2018. Ma per il prossimo settennio 2021-2017 il nuovo Parlamento UE potrebbe triplicare fino a 42 miliardi il budget e consentire la partecipazione a ben 12 milioni di studenti.

I numeri nel dettaglio:
il paper della Commissione europea si è basato sulle opinioni espresse dai partecipanti ai bandi Erasmus, per un totale di 77mila risposte ricevute fino all’aprile scorso. Il campione consultato ha permesso di delineare i seguenti risultati:

  •  Il 72% attribuisce a Erasmus+ il merito di aver aumentato le proprie chance occupazionali;
  • se restringiamo l'analisi al Sud Europa - e dunque anche all'Italia – la quota sale al 74 per cento;
  • nel 79% dei casi, passano meno di tre mesi tra la laurea e la prima occupazione (un altro 10% di partecipanti ci impiega invece tra 3 e 6 mesi)
  • i “reduci” di Erasmus+ si percepiscono migliorati in una vasta gamma di soft skills: il 51% degli intervistati giudica progredite le proprie competenze digitali, ma anche imprenditoriali (69%), problem solving (76%), pensiero critico (79%) e lingue straniere (88%). Quasi tutti dichiarano migliorate le capacità relazionali, lo spirito di adattamento e la conoscenza del paese ospitante;
  • la fetta di laureati impiegati in un Paese diverso da quello di origine aumenta di anno in anno: dal 26% del 2015 si è passati al 28% del biennio 2016-2017.

 

 

In un sistema formativo in cui le scuole e le università faticano a fornire conoscenze e competenze al passo coi tempi, le “soft skills” – dunque - si rivelano sempre più cruciali nella ricerca del primo impiego.